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LE
COLLINE NELLE MANI
Qualche vasaio che produce una
vasta serie di oggetti popolari è
rimasto ed alcune delle antiche tecniche
sono sopravvissute. Le fasi di lavorazione,
che partono dalla scelta e pulitura dell'argilla
e si concludono con la cottura degli oggetti,
sono complesse e tutte ugualmente importanti
per il raggiungimento di un buon risultato.
Un tempo si lavorava sia l'argilla rossa
(adatta alla realizzazione dei tagami
che andavano a diretto contatto con il
fuoco) sia l'argilla bianca (in realtà
ha un colore grigio-verde) utilizzata
per tutti gli altri oggetti. Oggi si utilizza
solo quest'ultima che viene lavorata su
torni a piede dando forma ai vari oggetti
che, dopo un'opportuna essiccazione, vengono
verniciati e smaltati con l'utilizzo di
colori ottenuti dalla combinazione di
diversi componenti. I colori tradizionali
sono il giallo, ricavato con piombo o
minio e silice, il verde che vedeva l'aggiunta
di ossido di rame, il nero ottenuto con
il manganese e il rosso scuro dovuto all'impiego
di ossido di ferro.
Naturalmente nel lavoro al tornio il gesto
di ogni artigiano diventa il segno distintivo
dell'abilità di produzione e della
qualità estetica.
Particolare esperienza è richiesta
nella cottura che avviene in forni a gas
o ancora oggi, in forni a legna che devono
raggiungere la temperatura di 900-940
gradi.
Tra gli oggetti prodotti merita un posto
di rilievo l'orcio tradizionale, un contenitore
per l'acqua realizzato in tre misure differenti,
ma con un modello di base che ha una capacità
di circa quattro litri. Si tratta di una
grande brocca con un robusto becco e il
tipico manico a torciglione. Nella sua
forma tradizionale compare con la parte
superiore della "pancia" verniciata
di giallo o marrone chiaro decorata con
qualche semplice macchia o fiore stilizzato
di colore verde. Un tempo erano diffusi
anche orci non smaltati all'esterno. Altri
oggetti tradizionali che si ritrovano
nelle botteghe sono i boccali da vino
di diverse misure, l'orciolina da olio,
la pignola per il latte, le olle per la
conservazione dell'oliva, la tireina,
ossia una capiente zuppiera, e il catinon
utile per il lavaggio dei cibi. Molto
belle anche le fiasche che si portavano
nei campi con acqua e vino. Sono anche
in produzione lo scaldino e la suora,
cioè il contenitore di carboni
ardenti che, inserito nella struttura
di legno chiamata prete, serviva a riscaldare
il letto. Oggi le botteghe producono anche
altri oggetti decorativi e d'arredo, che
mantengono il segno distintivo di un artigianato
di qualità.
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